Islam with love

  • Re: http://www.youtube.com/user/thecopticmartyrs2‏

islamexpla​ined Dotcom (islamexplainedcom@yahoo.com)
09/11/2013

A: l s

Immagine di islamexplained Dotcom
shut the fu*k up you faggot !


On Wednesday, November 6, 2013 4:29 PM, l s <living@live.it> wrote:
[as a Muslim has the rights of a video that exposes the irrationality and aberrations, of the Islamic religion?] [come, un musulmano detiene i diritti, di un video, che, espone le irrazionalità e le aberrazioni, della religione islamica?] [Contronotifica di copyright : Se una parte di questa procedura non ti è chiara, consulta un legale.] Rappresentante: peter maher soliman. Email dell'autore del reclamo: islamexplainedcom@yahoo.com    Autore del reclamo: islamexplainedcom, Mohammed was a False Prophet Wafa Sultan, ID video: Dv8_iew6EuQ Durata8:34 [Counter Notification of copyright: If any part of this procedure you do not understand, consult a lawyer.] Representative: peter maher soliman. Email the author of the complaint: islamexplainedcom@yahoo.com Author of the complaint: islamexplainedcom, Mohammed was a False Prophet Wafa Sultan ID video: Dv8_iew6EuQ Durata8: 34

[alto, tradimento] la tragedia è vicina, presto un attacco nucleare della CIA, contro Israele, come un altro 11-09, per fare iniziare l guerra mondiale nucleare.. quindi Israele, deve distruggere tutta la LEGA ARABA,  con un ATTACCO NUCLEARE PREVENTIVO, IMMEDIATAMENTE. [non è possibile, rimanere sotto il mirino atomico dell'Iran] [e i litigi, finti, per fare morire i poveri strumentalizzati (sciiti, sunniti), per mettere confusione, incertezza, e fumo negli occhi, e per nascondere il vero complotto, della LEGA ARABA, cioè, annientare Israele] Nucleare: stampa, meeting segreti Usa-Iran. Israele irritato, informato dall'Arabia Saudita. 24 novembre, Nucleare:stampa,meeting segreti Usa-Iran. NEW YORK, Stati Uniti e Iran avrebbero avuto incontri diretti e segreti sin dal marzo scorso, spianando così la strada all'accordo raggiunto a Ginevra. Lo scrive oggi la Ap, secondo cui i colloqui si sono svolti in Oman e in altri luoghi e ne è stato messo a conoscenza solo un limitato numero di persone; mentre altre fonti affermano che Israele ne era venuto a conoscenza più tardi, e solo perché lo avrebbe appreso informalmente dall'Arabia Saudita.
[mai più nulla sarà come prima, è indispensabile passare dalla parte, di Russia e Cina, i farisei anglo-americani, FED BCE, Banca Mondiale, Spa, Fmi, hanno tradito Israele, che, sono coloro, che vinceranno, la terza guerra mondiale] TEL AVIV, La maggioranza degli israeliani condividono il forte scetticismo espresso dal premier Benyamin Netanyahu sull'accordo di Ginevra fra i Paesi del 5+1 e l'Iran, secondo un sondaggio pubblicato dal giornale filogovernativo Israel Ha-Yom. Il 76,4 % non crede che, in seguito a quell'accordo, l'Iran fermera' i propri progetti atomici. Il 57,8% ritiene che gli Stati Uniti abbiano in questa circostanza arrecato danno ad interessi nazionali israeliani.
[non è possibile, rimanere sotto il mirino atomico dell'Iran] [e i litigi, finti, per fare morire i poveri strumentalizzati (sciiti, sunniti), per mettere confusione, incertezza, e fumo negli occhi, e per nascondere il vero complotto, della LEGA ARABA, cioè, annientare Israele]
DOHA, Il Qatar benedice l'accordo raggiunto a Ginevra tra le potenze del 5+1 e l'Iran sul programma nucleare di Teheran che "segna una tappa importante sulla strada della pace e della stabilità nella regione". Reazioni positive all'intesa anche da un altro Paese del Consiglio di cooperazione del Golfo, il Bahrein.

Quello che bisogna sapere della Troika - Parte 5, Il tocco del male

" ... l’obiettivo finale della procedura di pareggio di bilancio, ossia «sollecitare ed all’occorrenza costringere uno Stato membro a ridurre l’eventuale disavanzo» contratto ... "
“  in questa nostra epoca, fragorosa e cartacea, piena di propaganda aperta, e di suggestioni occulte,
di retorica macchinale, di compromessi, di scandali e di stanchezza,
la voce della verità, anziché perdersi, acquista un timbro nuovo, un risalto più nitido … “ Primo Levi

 di Chris Richmond Nzi

Quando si intraprende un percorso verso una meta, conosciuta o ignara che sia, si pensano e si attuano metodi volti a conseguire l’obiettivo preposto, come i sentieri da imboccare, i vari ostacoli che potrebbero ritardare la tabella di marcia, le tappe dove potersi rifocillare e perché no, possibili scorciatoie. Un eventuale criterio adoperato determinerà il modo in cui si giungerà all’obiettivo. Decisioni condite da una –retta filosofia– condurranno alla meta con uno spirito di –sana– solidarietà, come devoti pellegrini, mentre con scelte impregnate di totalitarismo, la meta rimarrà probabilmente identica, ma la gioia di partecipare ad un viaggio unico nel suo genere si trasformerà ben presto in pura angoscia.

29 ottobre 2010, un giorno qualunque, come tanti, ma anche no.
«Desiderosi di favorire le condizioni» per «sviluppare un coordinamento sempre più stretto» delle politiche economiche,  «tenendo presente che mantenere finanze pubbliche sane e sostenibili e l’evitare disavanzi pubblici eccessivi è di fondamentale importanza», gli Stati dell’Eurozona convennero «sulla necessità» di istituire «un meccanismo permanente» per gestire le future crisi e convennero altresì sull’introduzione «di regole specifiche, tra cui il pareggio di bilancio ed un meccanismo automatico per l’adozione di misure correttive». Regole specifiche che non comprendono soltanto il pareggio di bilancio o l’ESM, come vagamente professato dai rappresentanti e dai loro mass-fake-media, ma bensì da regole che hanno anche comportano una «maggior sorveglianza economica, il monitoraggio e la valutazione dei programmi di bilancio ed obiettivi di medio termine», per di più «specifici per paese, che devono essere periodicamente rivisti». Anche, ma non soltanto. Questa prima parte di regole specifiche, che dovrebbe «migliorare la governance della zona euro», è definita nel TSCG, il cosiddetto Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell’unione economica e monetaria.


La seconda parte delle «regole specifiche» riguarda il «meccanismo permanente», il MES. Non un meccanismo momentaneo, non un meccanismo passeggero o permeabile, ma bensì un meccanismo permanente. Permanente, ovvero, continuo, che dura nel tempo, senza interruzioni. Un meccanismo indelebile ed inderogabile, probabilmente. Un meccanismo «che costituisce un elemento complementare del quadro regolamentare della governance economica dell’Unione (TSCG)», indispensabile ed importante, in quanto «elemento della strategia globale per rafforzare l’unione economica e monetaria». Il MES è uno strumento “necessario” ed «automatico», che serve ad «affrontare situazioni di rischio per la stabilità finanziaria e preservare la stabilità economica e finanziaria dell’Unione stessa» attraverso la mobilitazione di risorse finanziarie. Mobilitare risorse, «raccogliendo fondi con l’emissione di strumenti finanziari, concludendo intese o accordi finanziari con i propri membri, con istituzioni finanziarie o con terzi», «a beneficio dei membri che già si trovino o rischino di trovarsi in gravi problemi finanziari». Viene attivato automaticamente «qualora si constatino deviazioni dall’obiettivo di medio termine o dal percorso di avvicinamento a tale obiettivo», ed è attuabile anche a “beneficio” degli Stati che «rischino di trovarsi in gravi problemi finanziari». Che rischiano, cioè che effettivamente non hanno ancora seri problemi finanziari, ma che rischiano. Ma forse il male maggiore deriva dal fatto che siccome «qualsiasi assistenza finanziaria concessa deve essere rimborsata con un importo maggiorato», «la concessione di un’assistenza finanziaria ad un membro del MES conduce a creare» per quello Stato, «un nuovo debito nei confronti del MES». In questo modo, spingendo gli Stati della zona euro  a «mantenere una disciplina di bilancio anche quando contraggono debiti», si «contribuisce alla realizzazione di un obiettivo superiore, vale a dire, il mantenimento della stabilità finanziaria dell’Unione monetaria». Se «la governance economica (TSCG) istituisce un coordinamento ha natura preventiva, in quanto diretto a ridurre per quanto possibile il rischio di crisi del debito sovrano, l’istituzione del MES invece, mira a gestire crisi finanziarie che potrebbero sopravvenire malgrado le azioni preventive intraprese». Da notare e preferibilmente da non sottovalutare l’obiettivo finale della procedura di pareggio di bilancio, ossia «sollecitare ed all’occorrenza costringere uno Stato membro a ridurre l’eventuale disavanzo» contratto.

«Desiderosi di avvalersi più attivamente della cooperazione rafforzata» e volenterosi di conseguire in modo –legale– l’obiettivo superiore, un qualunque 25 marzo del 2011, i capi di Stato o di governo hanno deciso di modificare il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) mediante la procedura di revisione semplificata. Diversamente dalla revisione ordinaria, la revisione semplificata «non può estendere le competenze» dell’Unione, ed è intesa a «modificare in tutto o in parte le disposizioni della parte terza del Trattato sul funzionamento dell’Ue (TFUE)». La parte terza, vale a dire, «le politiche e le azioni interne». È bastato aggiungere un paragrafo all’art. 136 del TFUE, è bastato asserire che «gli Stati la cui moneta è l’euro possono istituire un meccanismo per salvaguardare la stabilità della zona euro nel suo insieme. La concessione di qualsiasi assistenza finanziaria sarà soggetta ad una rigorosa condizionalità», per attivare il «pilota automatico» e raggiungere prima del previsto, attraverso l’uso di una scorciatoia, il famigerato obiettivo superiore.

Usando la cooperazione rafforzata, i rappresentanti del popolo hanno inteso «promuovere la realizzazione degli obiettivi, proteggere i suoi interessi e rafforzare processo d’integrazione dell’Unione». Oramai la meta era vicina, e così, un 9 dicembre del 2011, sempre gli stessi personaggi «hanno deciso di procedere verso un’unione economica più forte», istituendo «un nuovo patto di bilancio ed un rafforzamento del coordinamento delle politiche economiche, da attuare attraverso un accordo internazionale». Non per mano di un accordo intergovernativo, non con uno comunitario, ma bensì «attraverso un accordo internazionale». L'ennesimo accordo internazionale, istituito dagli Stati dell’Eurozona per gli Stati dell’Eurozona, voluto per «prevenire il rischio di crisi del debito sovrano» e «gestire le crisi finanziarie che potrebbero sopravvenire malgrado le azioni preventive intraprese». Sia il Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance (TSCG)che il Trattato che istituisce il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), fanno parte di accordi internazionali presi non dagli organi istituzionali europei, non dalla Commissione o dal Consiglio, ma dagli Stati membri dell’Eurozona, in sede internazionale, per loro stessi, con l’ausilio della cooperazione rafforzata.

Ora, gli Stati della zona euro hanno avuto l’obbligo di «recepire la regola del pareggio di bilancio nei loro ordinamenti giuridici nazionali, preferibilmente di natura costituzionale, o tramite disposizioni vincolanti o permanenti», permanente, come il meccanismo in sé stesso. Sinceramente, questo ennesimo vincolo voluto dagli Stati per gli Stati poteva anche essere evitato, «tenendo presente che l’obiettivo dei» rappresentanti «degli Stati dell’Eurozona e di altri Stati membri dell’Ue è integrare quanto prima le disposizioni» sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance «nei trattati su cui si fonda l’Unione europea». «Incorporare nell’ordinamento giuridico» comunitario tali disposizioni, « tra cinque anni al più tardi». Se le varie norme quali il pareggio di bilancio sono entrate in vigore il 1° gennaio 2013, quale sorte avrà tra cinque anni il MES, che è un Trattato «complementare» con il TSCG «nel promuovere la responsabilità e la solidarietà di bilancio»? Due in uno! How you like that?? Tic-tac, tic-tac, tic-tac.

A quel punto, quando anche la regola del pareggio di bilancio sarà una disposizione integrata nel diritto supremo europeo, non sussisterà più il problema degli Stati con più deroga o con meno deroga, perché da quel giorno, basterà essere parte dell’Unione europea per esserne vincolati. Perciò, tu, tu che professi di voler diventare uno Stato con deroga, ovvero uscire dall’Eurozona, in che modo pensi di evitare il coordinamento sulla governance? In che modo pensi di sottrarti all’obbligo di contribuire ai miliardi che il tuo Stato deve continuamente al Meccanismo Europeo di Stabilità? Ah si, l’art. 50 del Trattato sull’Unione europea (TUE), è vero. Ma forse non hai inteso che il tuo capo di governo è stato uno di quelli che ha deciso di procedere verso un’unione economica più forte, da attuare attraverso un accordo internazionale. Forse non hai inteso che l’accordo internazionale in questione è un «elemento complementare del diritto primario» e non fa parte, almeno non del tutto, del diritto dell’Unione». Ciò comporta che in virtù del principio di attribuzione, «l’Unione agisce esclusivamente nei limiti delle competenze che le sono attribuite per realizzare i suoi obiettivi», perciò mamma Commissione e papà Consiglio, non andranno in sede internazionale a barattare il big mistake del tuo rappresentante, semplicemente perché l’accordo in questione non è stato concluso dalle istituzioni comunitarie, ma dagli Stati dell’Eurozona, in sede internazionale, per gli Stati dell’Eurozona.

Appurato che mamma e papà non aiuteranno nessuno, quale sarà la tua prossima mossa? Deciderai di abbandonare la famiglia Unione, dove le decisioni sono «prese il più vicino possibile ai cittadini»? Quando il tuo rappresentante ha aderito a tale famiglia, anche a nome tuo, ha altresì accettato di astenersi «da qualsiasi misura che rischi di mettere in pericolo la realizzazione degli obiettivi dell’Unione». Già, te n’eri scordato, vero? Perdere pezzi lungo il percorso, non potrebbe inficiare la credibilità dell’Unione? Bah, arrivati a questo punto non rimane che rivolgersi alla Corte di giustizia europea, o sbaglio? Non sbaglio, ma chi lo facesse, sbaglierebbe sicuramente. Sbaglierebbe, perché la Corte «è competente a pronunciarsi sulla validità degli atti compiuti dalle istituzioni» e perché «l’esame della validità del diritto primario non rientra» nelle sue competenze. Se la Corte stessa non può «esaminare la validità delle disposizioni dei trattati», la validità dei trattati adottati all’interno della Comunità europea, figuriamoci se possa avere qualche competenza riguardo i trattati adottati in sede internazionale, dagli Stati, per gli Stati, per di più! Si potrebbe forse bussare a qualche altro portone, con in mano la Carta dei diritti fondamentali, ma anche no, siccome le disposizioni della «Carta si applicano agli Stati membri esclusivamente nell’attuazione del diritto dell’Unione», perché la Carta «non estende l’ambito di applicazione del diritto dell’Unione al di là delle competenze dell’Unione». Neanche la Carta dei diritti fondamentali può scavalcare il recinto del diritto comunitario e calpestare la giurisdizione internazionale. Date a Cesare ciò che è di Cesare, please!

Se mai uno Stato non dovesse mettere in «pericolo la realizzazione degli obiettivi dell’Unione» e gli venisse concesso di uscire dall’Eurozona, non potrà che nascondersi in un angolino, con la sua deroga ben in vista, in attesa che il coordinamento sulla governance  ed il MES lo investano brutalmente, nuovamente, nel momento in cui verranno introdotti nel diritto supremo europeo. Supremo si, forse, ma anche limitato. Dopo aver vissuto un déjà vu, quello Stato avrà probabilmente due sole possibilità. Tornare in famiglia, con la coda tra le gambe, chiedere scusa ed adeguarsi alla consuetudine vigente, la madre di tutte le attuali omertà, oppure,  potrà destarsi ed affrontare di petto il problema. Pensandoci bene, una terza possibilità ci sarebbe. Evitare per l'ennesima volta il confronto e scappare, scappare proprio e richiedere asilo finanziario al continente più vicino, magari presso l’UA, ovvero all’Unione Africana. Ma quando i capi dell’Unione africana avranno inteso che tu Stato provieni dall’Unione europea, colei che ha ricevuto il Nobel per la pace, colei che oltre a creare sfollati tra i suoi membri stessi, non smette di destabilizzare con le guerre svariate nazioni, dovrai anche prevedere un’eventuale espulsione. Espulsione, perché anche in quella Comunità le cose non vanno per il verso giusto, perché non hanno ancora imparato a moltiplicare i pani ed i pesci o nutrirsi con i raggi del sole. Espulsione, perchè se è vero che la globalizzazione procede a senso unico, non è detto che anche il razzismo ed i preconcetti razziali debbano essere strettamente monodirezionali.

Tu, tu che professi di detenere l’elisir, dovresti forse rivalutare quella medicina naturale che non vuoi sentir nominare, che non digerisci, perché forse soltanto quella potrà alleviare molti dei tuoi mali. Non rinnegarla semplicemente perché viene occultata dai sofisti, dai tuoi rappresentanti ignari di filosofia ed incapaci di verità.

Un aiutino? Una volta questa medicina veniva denominata diuturnitas.


“… l'uomo è gregario, e ricerca più o meno consapevolmente la vicinanza non già del suo prossimo generico,
ma solo di chi condivide le sue convinzioni profonde (o la sua mancanza di tali convinzioni) … “
Primo Levi


 TroikaLand - Parte 3 - La tirannia di alcuni, la prigionia di troppi

. CSPBCSSMLNDSMDVRSNSMVSMQLIVB. di Chris Richmond Nzi

Mentre in Italia si tenta di trovare un’intesa su come attuare una raccomandazione ricevuta quasi 17 anni fa, in Europa si pensa già al domani. Si preparano le elezioni del Parlamento europeo, quell'istituzione che seppur declassata a ‘monnezza’, è l’unica dell'Ue che i cittadini possono votare. 

Non godendo di ottima salute, l’Europa cerca di convincere le popolazioni che l’Unione è la strada maestra, l’unica percorribile. Secondo Michel Barnier, membro della Commissione e responsabile per il mercato interno e servizi, a causa «dell’assenza di controllo del debito pubblico, dell’incorretta regolamentazione del settore finanziario e della mancata governance economica», più del 50% degli europei pensano che l’Unione europea non sia riuscita a proteggerli dagli effetti negativi della globalizzazione. Come se i cittadini europei fossero vissuti in un territorio senza regole, in una comunità gestita dall'anarchia pura. Il controllo del debito è presente da quasi 17 anni, la regolamentazione del sistema finanziario c’è da quando esiste il Fondo Monetario, ovvero da quasi 70 anni. Non è la mancanza di regole che ha appassito l’Europa, ma lo scopo ultimo di certe di esse. Nonostante ne siano più che consapevoli, l’intenzione in Europa è ripristinare la fiducia persa continuando a ripetere che «il peggio della crisi è alle spalle e che le nuove strutture istituite sono adeguate allo scopo». Ed è appunto lo scopo che più preoccupa e pertanto, quello che deve ancora arrivare.

Secondo Barnier, per ottenere la fiducia del popolo è necessario «affrontare i problemi del sistema finanziario» e su questo ci sono pochi dubbi. «La gente ha bisogno di sapere che il sistema è regolato. Bisogna assicurarsi che tutti gli attori, compresi gli hedge found, i mercati finanziari e i derivati, siano regolati in modo rigido e trasparente. I cittadini vogliono che le banche siano abbastanza forti da resistere agli urti e vogliono sapere che il sistema finanziario non sarà più causa della caduta dell’economia». Forse Barnier non è un cittadino europeo, non ha capito che bisogna separare l’economia dalla speculazione e che questa non deve compromettere il funzionamento dell’economia.

«La crisi ha dimostrato che l’Europa ha urgentemente bisogno dell’unione bancaria perché l’unione economica-monetaria non è sostenibile se i mercati bancari rimangono frammentati, come lo sono oggi. Per questo motivo si è creato il primo fondamentale pilastro dell’unione bancaria, ovvero il meccanismo unico di vigilanza. La BCE ha iniziato la sua valutazione globale sullo stato di salute delle banche europee e tra un anno, il sistema bancario della zona euro avrà completato il suo processo di ristrutturazione iniziato cinque anni fa». Ci sono voluti decenni di esitazioni e diverse crisi per giungere ad una conclusione così insensata. Dopo aver prestato oltre 1'000 miliardi di euro a 130 banche europee con il LTRO, con l’OMT e con l’EFSF, ora si presta alle banche con il MES. Bisogna solamente pregare che la BCE, mediante gli stress test, non venga a scoprire che qualche banca non ha rispettato l’indice di solidità patrimoniale -Core Tier 1- imposto. Tanti anni persi è vero, ma Barnier è uno retto, uno che riconosce «che l’Europa è stata lenta, ma lo è stata perché i tempi della democrazia sono necessariamente più lunghi dei tempi dei mercati. Per questo motivo è essenziale che entro la fine di questa legislatura vengono completati i negoziati per istituire un’unica Autorità per le risoluzioni ed il fondo unico di risoluzione della zona euro. Rendere queste strutture operative è assolutamente indispensabile per evitare di utilizzare i soldi dei contribuenti per sostenere il fallimento delle banche». Così dicendo, lascia purtroppo intendere che finché queste strutture non saranno operative, i soldi dei contribuenti serviranno a risanare i fallimenti delle banche, oltre che a garantire la paghetta al Fondo, alla Bce, all’ ESM & Company. Per ripristinare la fiducia, secondo Barnier,  «bisogna far si che le banche tornino al loro legittimo ruolo, finanziare il resto dell’economia», ammettendo che di fatto ora, è l’economia che forgia le banche.

"La crisi del debito sovrano ha dimostrato che non è possibile avere un’unica moneta e diciotto diverse politiche economiche, talvolta tra loro competizione. Quest’anno, per la prima volta, è stato avviato il nuovo sistema per il coordinamento delle politiche di bilancio. Tutti gli Stati membri della zona euro hanno dovuto presentare alla Commissione i loro progetti di bilancio per l’anno 2014, che verranno valutati dalla Commissione per controllare che le misure proposte dagli Stati siano in linea con le regole di bilancio europee e con le pertinenti raccomandazioni ricevute dal Consiglio».

Se la Commissione non dovesse gradire la proposta di bilancio del governo, serviranno a poco gli attributi di Mr. Letta. Quelli non scherzano. Le usano come anti-stress le palline d’acciaio. «Bisogna essere chiari», prosegue Barnier, «non è stato Bruxelles a creare un debito pubblico del 93% nell’eurozona, ma è Bruxelles che sta cercando di –incoraggiare- gli Stati ad un comportamento responsabile». Un alquanto singolare metodo per incoraggiare il prossimo e seppur potrebbe sembrare quasi invadente come incoraggiamento, «la Commissione non sta dettando la politica economica nazionale e lo scopo di tutte queste misure non è forzare i paesi a sacrificare la loro sovranità economica. Si tratta di aumentare la trasparenza». Trasparenza. Aumentare la trasparenza non significa affatto invertire la rotta per  imboccare un sensato sentiero. Trasparenza è evitare di servirsi dei risparmi pubblici come fosse una carta di credito privata, è ammettere che il volume d’affari dell’economia non può più competere con quello della finanza. Trasparenza è ottenere un consenso da parte degli elettori e rimanere entro il solco dello scopo sociale ottenuto, ‘senza se e senza ma’. Trasparenza è ammettere che nessun altro continente è stato così tanto corroso dalla crisi, perché nessun altro continente è stato così presuntuoso da intraprendere una scalata così tortuosa durante la tempesta perfetta. «Ognuno deve fare la sua parte per adempiere gli obblighi, in modo da ripristinare la fiducia generale, perché questa crisi ha dimostrato che i problemi di alcuni diventano molto rapidamente i problemi di tutti», conclude Michel Barnier.

Ma io direi invece che la crisi ha dimostrato che la tirannia di alcuni è diventata molto rapidamente la prigionia di tanti, troppi. Ed ognuno deve fare la sua parte. I contribuenti devono contribuire e gli eletti devono legiferare. Ma se il Parlamento, eletto, è stato declassato ed a legiferare è la Commissione, che non è eletta, da che parte sta «la trasparenza»? È possibile che esistano responsabilità riguardo la gestione della crisi stessa, responsabilità politiche, per lo meno. Ma chi dovrebbe assumersi questo emblematico fallimento legislativo? Chi “promuove l’interesse generale dell’Unione e adotta e iniziative appropriate a tal fine”, pur offrendo “tutte le garanzia di indipendenza”, oppure chi è declassato a ‘monnezza’, seppur “eletto a suffragio universale diretto e libero”? Chi vedesse un orizzonte sfocato, si rassereni. L’intenzione dichiarata è di «aumentare la trasparenza».

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 Letta fiore all'occhiello della campagna elettorale di Bruxelles: la vittoria più grande dei partiti euro-scettici


In un'intervista molto deludente per contenuti concessa al El pais, Gazeta Wyborcza, Le Monde, Suddeutsche Zeitung, The Guardian e la Stampa, il presidente del Consiglio italiano Enrico Letta ha invitato i filo-europeisti ad abbandonare la "timidezza", altrimenti quelli che definisce i "populismi" potrebbero "azzoppare" il Parlamento europeo nelle prossime elezioni.

La scommessa di fondo secondo Letta è quella di passare dalla austerità alla crescita. Dopo tre e anni mezzi di tagli suicidi che hanno creato un folle circolo vizioso che ha gettato il continente nella depressione, deflazione e disoccupazione di massa, ora "la scommessa" può essere rovinata secondo Letta da non precisati "populisti" o partiti euroscettici - categoria all'interno della quale il premier inserisce dunque realtà agli antipodi come ad esempio Syriza in Grecia e l'estrema destra austriaca del Partito della Libertà (Fpoe) di Heinz-Christian Strache - che rischiano di entrare in modo massiccio nel Parlamento europeo.

Dopo aver ricordato di "essere un grande tifoso di Van Rompuy e di Barroso, due personalità che stanno facendo bene, che hanno dimostrato una grande conoscenza delle istituzioni europee", Letta conclude che urge una grande battaglia europeista: l’Europa dei popoli contro l’Europa dei populismi. Quella stessa Europa dei popoli che ha voluto, per l'ennesima volta, l'ingresso nella zona euro di un nuovo membro, la Lettonia, senza considerare che la popolazione, in maniera molto chiara, si fosse schierata contro quest'ipotesi.

Non può esserci, infine, vittoria più grande per i partiti scettici dell'attuale architettura istituzionale dell'Ue se Enrico Letta è stato davvero scelto da Bruxelles come il paladino delle sue politiche - portate avanti dai partiti liberal conservatori e socialisti in esperimenti ormai consolidati di fusione nel continente - ed il fiore all'occhiello della campagna per le elezioni del prossimo maggio.

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 TroikaLand - Parte 2 - "Looking Ahead", ma in quale direzione?
Dopo "Quello che bisogna sapere della troika", che vi ha presentato da un punto di vista storico-giuridico le tre istituzioni internazionali che si stanno sostituendo ad i governi nazionali, l'Antitroika presenta un nuovo percorso formativo "TroiKaLand", volto ad indicare passo passo come il dominio finanziario condizioni ogni aspetto della vecchia vita democratica dei paesi membri della zona euro.




. CSPBCSSMLNDSMDVRSNSMVSMQLIVB. di Chris Richmond Nzi
Nonostante il depistaggio mediatico ed il martellamento unilaterale, il momento del pedaggio è giunto e dobbiamo pensare come chiudere il bilancio in corso ed in che modo programmarne i prossimi tre. Non esistono più scorciatoie ai paletti imposti ed ora che la ragione dello Stato si avvia verso una nuova e folcloristica definizione, gli umori e le teorie tendono a divergere.

In questo momento di difficoltà c’è chi chiede di mantenere e possibilmente, avvalersi ancora di più della solidarietà e dell’unità, ma c’è anche chi come l’ex Premier Mario Monti, è sempre più convinto che il sistema stia vacillando e sia pertanto necessario un “reset” ed una nuova e più coerente ri-pianificazione del Matrix. Scritto nero su bianco nel libro “On democracy in Europe, looking Ahead” e ribadito lo scorso mese davanti alla platea del Forum Europeo per le Nuove Idee a Sopot, secondo il Prof. è necessaria una riforma della democrazia in Europa, perché la democrazia stessa «diventa sfocata quando la Commissione massimizza la sua posizione, mentre il lavoro del parlamento persiste su una debole base legale». Non potendo che convergere almeno su questo aspetto del profondo pensiero filosofico ed aspettando la prossima evoluzione della Monti-revolution, non ci resta che proseguire il nostro cammino e vagabondare senza meta nella perdita progressiva di diritti, sempre più oppressi dai nostri doveri.

Nonostante la sospensione dell’IMU sulla prima casa comporti una riforma generale dell’imposizione fiscale sul patrimonio immobiliare ed il dovuto rimborso dei debiti commerciali alle pubbliche amministrazioni, il governo prevede per il 2013 di planare con un deficit strutturale pari a 2,9% del PIL, all’1,8% nel 2014  e grazie a «misure non specificate» ma devono essere davvero miracolose allo 0,4% del PIL nell’anno 2017. “Terra in vista”! esclama capitan Letta, ma era soltanto un miraggio per Colei che rende l’orizzonte sfocato. Secondo la Commissione, infatti, il deficit per il 2013 dovrebbe sì scendere al 2,9% e rimanere entro il limite imposto dal patto di stabilità, ma per quanto riguarda il 2014, si prevede un deficit pari al 2,5% del PIL, ossia 0,7pt% in più delle previsioni del governo. E per giunta, per queste previsioni la Commissione ha tenuto conto della piena attuazione delle misure di risanamento adottate nel 2011-2012, l’aumento di 1pt% dell’IVA e l’entrata in vigore di nuove imposte o maggiorazioni di imposte sulle transazioni finanziarie e sui servizi pubblici locali.

Non una diminuzione come asserito dal governo, ma «nuove o maggiorate imposte sui servizi pubblici locali», come la Commissione aveva già predetto a marzo 2013. Sembrerebbe che in qualche maniera e dopo tanta denigrazione, i tizi con la bandana verde al collo abbiano finalmente ottenuto la concreta possibilità di veder nascere il “federalismo fiscale” incessantemente lodato. Chi sarà il Nostradamus del nuovo millennio, il governo o la Commissione? Per evitare di trovarsi impreparati, basta affidarsi alla storia recente.

. CSPBCSSMLNDSMDVRSNSMVSMQLIVB.
a 10/26/2013 ===================== . CSPBCSSMLNDSMDVRSNSMVSMQLIVB. Chris Richmond Nzi\n
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mercoledì 23 ottobre 2013
Inizia la fase 2 dell'esperimento in Grecia


"Il secondo prestito alla Grecia si concluderà il prossimo anno: i calcoli più accurati stimano che la recessione produrrà un buco da 5 miliardi di euro nel 2014. Nuovo prestito e nuova austerità, quindi. Ma, il paese già oggi sta toccando il fondo con salari, pensioni e condizioni del mercato del lavoro simili a quelli della Cina. La Grecia è il 'topo da laboratorio della troika': se il piano non incontra tanta resistenza ed ha successo nel decimare la condizione di vita delle persone, sarà esportato in tutta Europa. Il suo obiettivo ultimo è quello di infliggere una 'morte intenzionale' al paese". Queste le parole di Costas Douzinas, Director of the Birkbeck Institute for the Humanities all'università di Londra e Columnist per il Guardian, in un'intervista che ci ha rilasciato recentemente.Parole che vanno rilette con molta attenzione alla luce di quanto scrive oggi il quotidiano greco Kathimerini.

Secondo quest'ultimo, che cita fonti di Bruxelles, la troika tornerà ad Atene ad inizio novembre e, molto compassionevolmente c'è da aggiungere, accoglierà le "suppliche" di Samaras e non imporrà più tagli "orizzontali" a salari e pensioni, ma chiederà la chiusura di due aziende statali: l'EAS, l'azienda che cura i sistemi di difesa e l'ELVO, l'industria automobilistica.

Si tratta di un chiaro passaggio ad una fase 2 di quell'esperimento che indicava Douzinas. Senza più nulla da tagliare – "salari, pensioni e condizioni del mercato del lavoro sono già simili a quelli della Cina" – la troika inizia ad imporre la dismissione delle aziende statali. E l'indiscrezione di Kathimerini, se confermata nei fatti, è ancora più grave dato che le aziende operano in un settore, quello della difesa, chiave per il paese.

Nel suo "Philosophy and resistance in the crisis" Douzinas scrive che le persone in ogni università, posto di lavoro e scuola dovrebbero far capire alle autorità di non essere più disposti ad accettare queste scelte politiche suicide. Del resto, l'alternativa è quella di accettare la "cura" inflitta al topo greco.